Autore: Fabio Carlini

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Volantinaggio semplice, tracciabile e senza confini con Flyergenius

Rivitalizzare e aggiornare uno degli strumenti classici del marketing offline, il volantino, sfruttando le enormi potenzialità del web. E’ stata quest’intuizione a spingere il sardo Roberto Massa, esperto di business administration col pallino dell’innovazione, a fondare la startup Flyergenius.

E’ lui stesso a raccontarci la genesi del progetto, che ha preso forma e sostanza in un non meglio precisato giorno del 2015: “Una sera, rincasando, ho visto i volantini della pubblicità in cassetta, come tante volte prima. Ma, in quella occasione, guardandoli mi è venuta l’idea. Ho fatto una ricerca in rete e in mezz’ora ho deciso di provare. Il giorno stesso ho realizzato una bozza del sito e, dopo alcuni mesi di sviluppo tecnologico e messa a punto di una strategia di go-to market, abbiamo lanciato la startup”.

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere le campagne di marketing offline semplici e tracciabili come quelle online. Flyergenius, in effetti, ha sviluppato un servizio web che risolve ad aziende e professionisti il problema della stampa e della distribuzione di flyers ovunque nel mondo: è possibile organizzare un’azione di volantinaggio a New York – per dirne una -, anche in un luogo molto specifico (una fiera, ad esempio), in cui si sa o si suppone di trovare il proprio target, standosene comodamente seduti nel proprio ufficio, chessò, a Milano. Sono sufficienti un computer e una connessione. E questo vale per qualsiasi altro posto del globo.

Si tratta, in sostanza, di una soluzione che rende accessibili – anche economicamente – le campagne di marketing offline internazionali semplificandone il processo, rendendolo misurabile e tracciabile,  integrandosi al contempo perfettamente con qualsiasi campagna di marketing online. A tal proposito, Massa sottolinea: “Flyergenius non vuole mettersi in competizione con il marketing online ma vuole offrire un servizio da affiancare ad esso. Il volantinaggio può rivelarsi molto efficace se si conosce bene il proprio target e si sa dove indirizzare la propria campagna. Inoltre, tutto il mondo del marketing offline è ancora gestito con metodologie tradizionali che possono essere rese più efficienti e performanti con il digitale”.

Il funzionamento è molto semplice: l’utente, dopo essersi registrato sul sito, seleziona su una mappa operativa mondiale i luoghi dove vuole distribuire i suoi volantini, sceglie il tipo di carta per la stampa e fa l’upload
del flyer digitale. Dopodiché, seleziona la modalità di distribuzione, che può avvenire direttamente nelle mani dei passanti, nella cassetta delle lettere o nei negozi. E il gioco è fatto.

Flyergenius si occupa, insomma, sia della stampa che della distribuzione e offre sempre riscontri certi dell’avvenuta realizzazione della campagna. L’utente, da parte sua, può inserire nel volantino digitale QR code, codici promo, promo-url, coupon e simili, per monitorare l’efficacia della campagna e migliorarla nel tempo.

Attraverso questo servizio innovativo, ogni professionista locale o azienda può farsi conoscere in giro per il mondo in modo semplice e con un budget limitato, gestendo una campagna di marketing offline esattamente come se fosse online. Alla luce di questo e di quanto detto sin qui, appare particolarmente azzeccato anche il nome della neonata azienda, la cui spiegazione è nelle parole conclusive del founder: “Flyergenius nasce dall’unione di ‘genius’, il genio della lampada che compare per esaudire i tuoi desideri, e ‘flyer’, lo strumento per eccellenza del marketing tradizionale, che vogliamo svecchiare, mettere al passo con i tempi e rendere accessibile a tutti”.

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Indagine retail: la tecnologia cambia i comportamenti di consumo

Un’indagine ha analizzato il settore retail globale, alla luce delle nuove tecnologie e delle sfide che esse pongono alle aziende, in virtù dei cambiamenti nei comportamenti di consumo.

Sono stati coinvolti 148 CEO del settore Retail provenienti da 48 paesi e 210 CEO del settore Consumer Goods di 61 paesi. A condurre lo studio PwC , società internazionale di alta consulenza.

Tra il 2000 e il 2015, Internet ha avuto uno sviluppo travolgente, quasi 7 volte più accessibile nel mondo, dal 6% al 43% della popolazione in 15 anni. La banda larga per i dispositivi mobili è 12 volte più estesa rispetto al 2007 e attualmente il 69% della popolazione del globo è raggiunta dalla rete 3G. Questi cambiamenti non possono non influire su abitudini e psicologia dei consumatori.

Il fattore più dirompente per l’industria, secondo la ricerca, è stato e rimane lo shopping on-line. I clienti si servono del web non solo in fase di ricerca, ma anche per la comparazione prezzi e l’acquisto del prodotto. Non stupisce, quindi, che i clienti stessi pretendano siti e servizi sempre più user friendly e che il 77% dei CEO del settore Retail e il 73% di quelli del settore Consumer Goods abbiano risposto di guardare con preoccupazione ad alcuni dei cambiamenti in atto portati dallo sviluppo tecnologico.

Nonostante queste apprensioni, dovute per lo più alla difficoltà di governare e indirizzare certi processi, spesso tanto complessi quanto repentini, c’è ottimismo per i risultati a breve termine: il 45% dei CEO del Retail e il 40% di quelli del Consumer Goods sono certi che il fatturato della loro impresa crescerà nei prossimi 12 mesi, rispetto al 35% complessivo. In linea con questo trend positivo, il 45% crede che ci siano più opportunità di crescita oggi rispetto al 2013.

I decisori aziendali tengono molto più in conto di qualche tempo fa le esigenze degli stakeholder globali. I clienti restano la priorità, e le relazioni con loro stanno evolvendo insieme alle innovazioni tecnologiche e ai cambiamenti demografici ed economici, molto interdipendenti tra loro. L’aumentata attenzione ai temi sociali, etici e ambientali, inoltre, crea maggiori pressioni e responsabilità per le aziende. E il 58% dei CEO Retail e il 67% dei CEO Consumer Goods sono d’accordo sul fatto che la responsabilità sociale dell’impresa avrà un ruolo centrale nelle strategie dei prossimi 5 anni.

Gli strumenti di monitoraggio dei social media sono e saranno fondamentali per conoscere il sentiment degli stakeholder: oltre il 30% degli interpellati ritiene che sia così. Altre tecnologie ritenute utili per rispondere alle esigenze del consumatore sono l’analisi dei dati (70% Retail, 64% Consumer Goods) ed i sistemi di customer relationship management (71% Retail, 69% Consumer Goods).

 

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Produrre i contenuti che i clienti vogliono: ecco come

Chi naviga sul web cerca contenuti interessanti. E le aziende, per stare al meglio sul mercato, non possono più fare a meno di cercare modi sempre nuovi per creare i contenuti che i ‘naviganti’ (clienti e prospect) vogliono.
Il primo passo per le imprese è conoscere bene la propria clientela, acquisita e potenziale, al fine di offrire informazioni e messaggi il più possibile in linea con le diverse preferenze e inclinazioni al suo interno.
Qui di seguito parliamo di alcuni degli aspetti su cui è utile lavorare nel mettere a punto le strategie di gestione dei contenuti.

Conoscere e tentare di risolvere le difficoltà del cliente

Segmentare i clienti e identificare i problemi con cui fanno i conti quotidianamente. Considerare le situazioni in cui si trovano e quali di esse creano le maggiori difficoltà. Dopodiché creare una strategia di contenuti che affronti tutte o almeno parte delle questioni individuate.

Da qui, è possibile esplorare sotto-sfide e questioni connesse per creare i diversi post. Se questi aiutano a superare qualche ostacolo o a semplificare la vita dei clienti, diventano uno strumento molto potente per fidelizzare i vecchi e acquisirne di nuovi.

Stabilita la linea editoriale, è anche più facile concentrarsi su stile, tono e strumenti comunicativi. Qual è il modo più semplice ed efficace per condividere le informazioni? E’ la domanda da porsi e a cui tentare di rispondere.

Un’infografica, ad esempio, è perfetta per offrire dati ‘pesanti’ in una veste ‘leggera’ e visivamente piacevole. E ci sono tool in rete che facilitano molto le cose a chi non è un grafico professionista, come Canva, ad esempio.

Un video o un podcast possono rappresentare, invece, la scelta migliore quando l’intento è quello di spiegare o raccontare qualcosa in maniera immediata o coinvolgente.

La personalizzazione: pro e contro

Le aziende più consapevoli dell’importanza di personalizzare i contenuti sono anche quelle che stanno raccogliendo i frutti migliori: una esperienza ‘su misura’ per il cliente/utente si traduce, quasi sempre, in maggiore consapevolezza del marchio e fedeltà, quindi più vendite.

Una comunicazione personalizzata è, dunque, spesso apprezzata da chi ne è il destinatario. Ma la nuova tendenza fa discutere. Si tratta, infatti di una estremizzazione, fuori luogo secondo molti. E consiste nel prendere foto dalle pagine social dei clienti per ‘profilare’ al massimo i contenuti dei brand.

Un post di questo genere senza dubbio cattura l’attenzione, ma genera sentimenti contrastanti. Se ad alcuni certe attenzioni non creano problemi, anzi offrono gratificazione, non sono pochi coloro che considerano questo approccio del tutto arbitrario e lesivo della privacy. Il consiglio è di andarci cauti…

Contenuti evergreen

Alcuni contenuti superano la prova del tempo, restano cioè sempre utili per chi vi s’imbatte, sempreverdi appunto. Magari può essere necessario aggiornarli o adeguarli di tanto in tanto, anche in base ai cambiamenti o le tendenze dello specifico settore, ma non cambia la sostanza.

I clienti apprezzano i siti aziendali che propongono informazioni ‘senza tempo’. Al limite, per ‘svecchiarli’ un po’, si può decidere di cambiarne a un certo momento lo stile o la forma.

Ecco un elenco delle forme più comuni di contenuti, tra cui scegliere per riproporre gli evergreen in vesti diverse:

Citazioni social media
Blog post
Checklist
Infografiche
Podcast
Video e webinar
White paper

Avendo ben chiare le preferenze del pubblico e il tipo di contenuto da condividere, sarà più facile individuare il formato migliore.

E’ più importante la qualità o la quantità dei contenuti?

Altro quesito molto gettonato tra le aziende: privilegiare la qualità o la quantità. La prima è fondamentale, ma la seconda non va assolutamente trascurata: ecco la risposta.

Creare contenuti di qualità è un compito impegnativo di per sé. Farlo su base regolare è anche più arduo. Trovare il tempo per scrivere così tanto, o reperire i fondi per assumere qualcun altro che lo faccia per noi, può essere scoraggiante. Ma esistono, per fortuna, siti specifici che possono aiutare a generare idee e argomenti interessanti di cui scrivere. E’ anche utile visitare altri siti o blog del proprio settore e vedere cosa propongono.

Un contenuto esistente, infatti, può essere riproposto in altre forme. E’ possibile, ad esempio, riutilizzare i dati contenuti in un testo e riproporli mediante un’infografica. Ogni tanto copiare si può, ma farlo in maniera creativa è più elegante…

 

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Alcuni passi per aumentare la riconoscibilità del marchio

Roma non è stata costruita in un giorno, pare. E la riconoscibilità del marchio, o brand awareness per i più anglofili, non è roba da una notte. E’ un obiettivo a medio-lungo termine che chi fa impresa dovrebbe però coltivare quotidianamente. Avere un marchio non è di alcuna utilità, se non lo conosce nessuno. Questo è pacifico.
Ma aumentare l’awareness, non significa solo fare pubblicità, richiede l’attuazione di strategie appropriate e articolate per un tempo stabilito. Ecco 6 strumenti che possono essere utili alla causa.

1. I cari, vecchi biglietti da visita
Gli intramontabili. Possono apparire obsoleti in un mondo che va veloce. Ma continuano a svolgere un ruolo molto importante per la costruzione dell’immagine e riconoscibilità aziendale. Sono certamente funzionali allo scopo, con l’indubbio vantaggio di essere pronti all’uso e a buon mercato.

Occhio però a non trascurarne l’aspetto grafico: è vero che servono a scambiarsi i dettagli di contatto, ma creano anche la prima impressione su un’attività. Se sono curati e piacevoli, assicurano un impatto migliore e aiutano a rimanere nei ricordi di chi li riceve. Contribuiscono a rendere credibile e legittimare la marca.

2. Provare il potere dei Social
I social media sono ormai parte integrante della vita quotidiana delle persone. Attività, acquisti e opinioni sono condivisi continuamente. E ogni volta che qualcuno parla di un prodotto sta indirettamente aumentando la fama di un brand. Individuando le piattaforme appropriate e attuando le strategie giuste, le aziende possono ottenere grandi benefici dall’essere attive sui social: hanno la possibilità di raggiungere la massa, ma anche indirizzare le loro azioni su target molto specifici. I profili social degli utenti raggiungono un livello di dettaglio che nessuna ricerca di marketing è neanche lontanamente in grado di restituire.

3. Utilizzare i programmi di referral
Si tratta in pratica di un’evoluzione del passaparola, che rappresenta di base un potentissimo strumento di marketing, forse ancora il più efficace. Se poi a parlar bene si ottiene pure qualche vantaggio, diventa davvero uno dei metodi più veloci a disposizione di che voglia aumentare la brand awereness. I clienti sono sempre ben disposti a parlar bene, soprattutto se c’è un buon motivo per farlo. E’ ovvio che questi programmi funzionano a che il prodotto o il servizio siano validi.

Un caso esemplare in tal senso è Dropbox, l’applicazione di archiviazione e condivisione di file on-line, che offre 500 MB di spazio aggiuntivo (fino a 16GB di spazio) ai clienti che facciano iscrivere attraverso un invito altri utenti. Questo programma ha svolto, soprattutto all’inizio, un ruolo fondamentale per l’azienda: ha aiutato il marchio a ottenere popolarità senza grossi investimenti pubblicitari.

4. Creare infografiche
Le infografiche rendono in modo chiaro e colorato informazioni e dati. Non costano molto e sono un ottimo strumento di content marketing, quindi utilissime per la brand awareness.  Condivise e diffuse in lungo e in largo in rete aiutano ad aumentare il traffico sul sito web aziendale. Google, nel 2013, ha registrato più di 67.000 ricerche al mese per il termine ‘infografica’.

5. Raccontarsi al proprio ‘pubblico’
Raccontare storie, il famoso storytelling, è uno dei modi più potenti per stimolare il cervello umano. Le storie possono essere proposte nei modi – blog, pagine dedicate, sezioni e anche la pagina “Chi siamo” del sito web – e con i mezzi più diversi – testi, immagini, video, infografiche, audio, ecc.  Invece di perdere tempo a descrivere nei minimi particolari un prodotto, è possibile ricostruire la storia del marchio coinvolgendo e incuriosendo clienti e prospect.

6. LinkedIn Pulse
Anche Linkedin è un social, è quello professionale per eccellenza. Ne parliamo a parte per questa sua peculiarità, ma soprattutto perché, da un po’ di tempo, mette a disposizione degli utenti uno strumento che si chiama Linkedin Pulse. Si tratta di un vero e proprio blog a disposizione degli utenti per la pubblicazione di post sul social. In un canale dedicato al business e alle professioni, si tratta di un’opzione davvero interessante, in quanto consente di farsi conoscere e apprezzare da una platea molto qualificata e, auspicabilmente, interessata.

 

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Un summit per parlare di sicurezza nell’eCommerce

E’ in programma il 17 marzo prossimo, presso l’Atahotel Expo Fiera di Milano, il convegno “Le sfide della sicurezza nell’e-commerce”.

Sarà l’occasione per fare il punto sui livelli di sicurezza delle transazioni online e la protezione dei dati personali, che sono tra le principali preoccupazioni di chi fa acquisti in rete, e soprattutto di chi non si fida di farne. Per stimolare lo sviluppo dell’eCommerce nel nostro Paese è fondamentale innalzare il livello di sicurezza dell’intero sistema. Per raggiungere quest’obiettivo è necessaria non solo una maggior sicurezza dei siti web e dei sistemi di pagamento, ma anche creare tra gli utenti, da una parte, fiducia, e, dall’altra, maggiore consapevolezza sui rischi e sulla necessità di utilizzare in modo responsabile le nuove tecnologie.

Saranno diversi gli esperti presenti e porteranno, ognuno per la parte di sua competenza, contributi importanti per capire qual è lo stato dell’arte e cosa ci riserva il futuro, più o meno immediato.

Ecco un elenco dei relatori e delle tematiche che tratteranno:
Roberto Liscia, presidente Netcomm, che presenterà il contesto e-commerce in Italia e l’interesse per la sicurezza che ha portato alla partnership con Clusit
Gabriele Faggioli, giurista e presidente Clusit, che interverrà sul tema della protezione dei dati dei consumatori
Alessandro Bocca, Head of online payments Banca Sella, che interverrà sulla sicurezza delle transazioni
Angelo Ghigliano, Country Director eDreams OdigeO Italy, che apporterà la propria esperienza di storico operatore nel settore dei viaggi online, continuamente confrontato col tema della sicurezza nell’e-commerce
Marco Pierani, Responsabile Relazioni Esterne Istituzionali Altroconsumo, che contribuirà al dibattito con il punto di vista dei consumatori

Modera:
Enrico Pagliarini, giornalista Radio24

 

[Nella foto, Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano]

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Perché è importante il digital marketing per le aziende

Una strategia di digital marketing di un brand è volta a generare traffico sul sito web aziendale, che è a sua volta uno strumento di marketing. L’obiettivo è quello di mettere in campo una serie di azioni coordinate in grado di trasformare i visitatori in clienti che acquistano prodotti o prendono informazioni di contatto per perfezionare l’acquisto in seguito. Insomma, è l’utente che diventa acquirente.

Sono diverse le attività da prevedere in una strategia organica di digital marketing:

  • Ricerche di mercato
  • Branding
  • Infrastrutture (siti web, profili social)
  • Search engine optimization (SEO)
  • Creazione di contenuti
  • Social media marketing
  • Digital advertising
  • eMail marketing
  • Report e analisi dei risultati

Per un’azienda è così importante utilizzare questi strumenti di web marketing? I clienti e i potenziali clienti sono online. Questo è il motivo fondamentale che dovrebbe spingere a sfruttare appieno le enormi potenzialità promozionali del web. Tutte le ricerche la dicono lunga in proposito. Se già per i meno giovani i numeri sono importanti (2 adulti su 3 navigano su internet ogni giorno – dati OCSE), per i nativi digitali, siamo vicini al 100%. Ciò vuol dire un target di potenziali clienti, presenti e futuri, praticamente sterminato.

In questo contesto, gli imprenditori sono praticamente obbligati a proporsi ai consumatori unendo alle azioni di marketing offline (tradizionali) quelle online, che producono risultati anche superiori alle prime. E’ più facile a dirsi che a farsi per chi è a digiuno di web e nuove tecnologie, ma un investimento sulle giuste professionalità sarà ampiamente ripagato.

La questione non è più se avere o meno una strategia di digital marketing, ma solo quale sarà la migliore per lo specifico business.

 

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Piccoli accorgimenti per fare del buon social media marketing

Fare un buon lavoro sui social network può portare diversi vantaggi ad un brand: clienti più fedeli e nuovi clienti, marchio visibile e riconoscibile e altro ancora. Più affari, in definitiva. Ma tutto ciò richiede impegno e conoscenze. Non c’è nulla di scontato o garantito con il social media marketing, ma con qualche accorgimento è più facile ottenere risultati.

1. Bisogna essere tempisti e tempestivi

Programmare i tweet, gli aggiornamenti di stato e i lanci di post del blog aziendale su Facebook, oppure una bella foto su Instagram al momento giusto è fondamentale. Sarebbe opportuno ‘catturare’ il proprio pubblico non solo mentre sta controllando di fretta i messaggi e le news feed, ma quando potrebbe avere qualche minuto per cliccare su un link e approfondire un contenuto.

Come sapere quando? Dipende molto dal target, ovviamente. Secondo alcuni studi, ​​il momento migliore per raggiungere la platea di professionisti e manager tende ad essere racchiuso in una “finestra di micro-opportunità“, che si apre generalmente prima o dopo la pausa pranzo, quando si crea qualche tempo morto da dedicare a leggere e sbirciare sui social.

La fine della giornata è un altro buon momento per postare. Pare che sulla via del ritorno dal lavoro a casa salga molto l’attenzione su quanto scorre sulle pagine dei social. E anche sfruttare il fine settimane per postare i propri messaggi pare porti buoni risultati.

Un rapporto di Buddy Media ha riscontrato questo fenomeno su Facebook. I tassi di interazione sui brand erano il 14,5 per cento in più durante il fine settimana rispetto ai giorni feriali. La relazione raccomanda inoltre l’intervallo 08:00-07:00 del mattino, quando l’interazione è del 14 per cento superiore rispetto al resto della giornata. La ragione è semplice: il pubblico va coinvolto durante i tempi di inattività.

Non avete voglia di lavorare nei fine settimana o a fine giornata? Niente paura, ci sono diversi strumenti in grado di raccogliere le vostre idee e organizzare la pubblicazione in un momento successivo.

2. L’importanza delle call-to-action

Se si desidera entrare in contatto con i clienti sui social media, si deve puntare sugli inviti all’azione, anche se bisogna farlo nella maniera più discreta possibile.

Su Facebook, ad esempio, i post che contengono domande generano tassi di commento del 92 per cento superiore rispetto a quelli senza interrogativi, sempre secondo il rapporto Buddy Media. Domandare alla fine del testo è meglio che farlo all’inizio.

Pubblicare una foto, seppur fresca o divertente, non basta. Per aumentare i tassi di interazione, servono le didascalie o qualche giochetto tipo l’invito a “riempire il vuoto”, una tattica che porta a un numero di commenti quattro volte superiore.

Twitter ha esaminato circa 20.000 tweet promozionali random e ha trovato quattro modi efficaci per le imprese per coinvolgere il proprio pubblico. Inserire un link e chiedere agli utenti di scaricare qualcosa ha attirato una media del 13 per cento in più di click, ad esempio. Altra raccomandazione alle aziende è quella di chiedere ai loro seguaci retweet dei messaggi. Oppure invitare le persone a seguire il marchio, offrendo loro un motivo valido per farlo, come ad esempio omaggi o accesso al dietro le quinte aziendale.

3. Utilizzare spesso immagini 

Le ricerche dimostrano che le immagini attirano di più dei video e molto di più dei testi. L’avvertenza è di fare parecchio ricorso a immagini auto-esplicative, come infografiche e grafici, che attirano molti più commenti e ‘mi piace’ rispetto alle immagini che necessitano di spiegazione.

Tutto sommato, il social media marketing può aiutare molto ad attirare e fidelizzare clientela, l’importante è non pensare che ciò possa accadere per il solo fatto di avere un profilo social. C’è bisogno di tanta costanza, approfondite analisi del target e strategie mirate.

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Facebook: Instant Articles è disponibile per tutti gli editori

Ci siamo. Dal 12 aprile Istant Articles apre a tutti gli editori, di qualsiasi dimensione e in tutto il mondo.
Fino ad oggi, lo strumento ideato per leggere gli articoli direttamente su Facebook, senza quindi attendere l’apertura di pagine esterne, era a disposizione soltanto di un centinaio di editori sparsi per il globo, che lo hanno testato anche per migliorarlo ulteriormente.

Istant Articles è nato per risolvere il problema dei tempi di caricamento delle pagine di giornale, principalmente sui dispositivi mobili. Questi, peraltro, hanno anche ormai superato il desktop per la fruizione di contenuti Internet. Per cui gli editori, a maggior ragione nelle zone dove ci sono limiti di connettività, sono molto sensibili alla questione. Con queste esigenze chiare in mente, gli sviluppatori hanno lavorato sin dal principio per garantire a tutti il servizio.

Migliorare l’esperienza complessiva di lettura degli utenti è fondamentale sul web, dunque, oltre che sull’eliminazione dei tempi d’attesa, a Palo Alto hanno lavorato molto sull’aspetto e la pulizia grafica dei contenuti, in modo da renderli più piacevoli e ovviamente adatti alla fruizione da mobile (responsive). Alle testate resta, in ogni caso, il pieno controllo sul look delle notizie, così come sui dati e gli annunci pubblicitari.

In particolare, riguardo all’adv, gli editori hanno la possibilità di vendere i propri annunci autonomamente e tenere il 100% delle entrate, tracciando i dati relativi agli annunci pubblicati attraverso la sezione “Insight” di Instant Articles, oppure monetizzare col supporto di Facebook Public, una sorta di agenzia, interna al Social, per la raccolta della pubblicità. In alternativa, possono continuare ad utilizzare i sistemi di analytics esistenti o affidarsi a servizi di terze parti.

Coloro che materialmente si serviranno di Instant Articles, verosimilmente giornalisti e content producer, avranno accesso a una ricca suite di strumenti multimediali per creare storie interattive e dinamiche, alle quali il lettore potrà accedere senza fastidiosi tempi di caricamento. L’obiettivo è quello di collegare le persone a storie, messaggi, video o foto nella maniera più piacevole e coinvolgente possibile.

Chi di storie e notizie vive difficilmente può ignorare tutto questo. Per farsi un’idea più precisa, basta visitare la pagina dedicata, ed eventualmente la documentazione per i requisiti tecnici.

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Le principali tendenze del digital marketing nel 2016

Il marketing online è complesso e volatile. E per questo anche molto stimolante per chi se ne occupa. Periodicamente, che sia per l’avvento di un nuovo software o hardware, di un’impresa innovativa o nuove preferenze degli utenti, c’è sempre un fattore che genera cambiamenti, talvolta anche radicali. Questi possono essere recepiti o meno nelle strategie digital aziendali, ma difficilmente possono essere ignorati.

Anche perché fare proprio uno strumento efficace prima di un concorrente diretto significa crearsi un bel vantaggio competitivo. Allora ecco i top trend 2016 del digital marketing, secondo i maggiori esperti in materia.

1. Gli annunci pubblicitari in video inizieranno davvero a dominare. Non è certo una novità per i canali social. Ma quest’anno anche Google ha deciso di aprire alle pubblicità video, testandone l’apparizione nei suoi risultati di ricerca (SERP video advertising). E’ un segno che gli utenti stanno diventando sempre più ricettivi a questo tipo di messaggi. Ed essendo YouTube di proprietà di Google, le possibilità si fanno virtualmente illimitate.

2. L’indicizzazione delle app porterà ad un’esplosione delle stesse. Google ha offerto l’indicizzazione per le app per un po’ di tempo, ma siccome è complicato per le applicazioni salire nel ranking dei risultati di ricerca, quest’opportunità non è stata sfruttata fino in fondo dai brand. Il 2016 dovrebbe essere l’anno in cui molti operatori economici si renderanno conto dei benefici di una buona visibilità on-line di una applicazione dedicata. Un sito mobile ottimizzato fa miracoli, è vero, ma ben presto le app inizieranno a sostituirli, perché offrono le stesse funzionalità, col vantaggio però di essere più intuitive per l’utente. Il cambiamento non avverrà in un giorno, ma in breve tempo assisteremo a fatti rilevanti.

3. Il Mobile ‘staccherà’ nettamente il desktop. Già nel 2015 questo trend si è manifestato con forza: non solo Google ha annunciato che il traffico da cellulare ha superato il traffico da pc in 10 Paesi diversi, ma è stato anche l’anno in cui il gigante di Moutain View ha rilasciato l’aggiornamento dell’algoritmo “Mobilegeddon“, concepito per eliminare gradualmente dai risultati di ricerca i siti non ottimizzati per i dispositivi mobili.

4. L’avvento dei digital assistant porterà ad un nuovo tipo di ottimizzazione. Il  SEO (Search Engine Optimization) e il pay-per-click (PPC) per la pubblicità sono due strategie altamente popolari per ottenere più visitatori sul proprio sito. Ma l’avvento degli assistenti digitali sta per portare ad un nuovo tipo di ottimizzazione. Strumenti come Siri e Cortana, veri e propri assistenti personali digitali, stanno prendendo piede. La chiave è dunque quella di assicurarsi che le info aziendali siano facilmente accessibile ad essi, piuttosto che cercare di indirizzare il navigatore al proprio sito specifico.

5. La realtà virtuale emergerà. Ci sono diversi dispositivi per la realtà virtuale pronti al lancio, alcuni dei quali sono dedicati ad applicazioni specifiche come i videogiochi, altri invece sono concepiti per un uso più generale. Oculus Rift, ad esempio, probabilmente il dispositivo VR più pubblicizzato, che dovrebbe essere rilasciato nel primo trimestre del 2016, introdurrà un nuovo sistema di pubblicità online, con l’integrazione delle piattaforme social più popolari, i canali video e anche forme di messaggistica diretta.

6. La tecnologia indossabile e l’Internet of Things (IoT) apriranno nuovi scenari. Anche se non al livello della realtà virtuale, i dispositivi indossabili “intelligenti” dovrebbero iniziare a guadagnare terreno. Il 2015 ha visto il lancio dell’ Apple Watch, un orologio smart di prima generazione, ma ai nastri di partenza ci sono dispositivi ancor più potenti, in grado di confondere i confini tra marketing “on-line” e marketing “reale”.

La pubblicità diventerà più costosa. La concorrenza nel mondo del marketing online è aumentata sensibilmente nel corso degli ultimi anni. Il 2016 segnerà uno step ulteriore in tal senso. E come le leggi fondamentali dell’economia suggeriscono, un aumento della domanda è spesso accompagnato da una salita dei prezzi.

Non c’è alcuna garanzia sul quando e come queste tendenze si manifesteranno concretamente durante l’anno, molto dipenderà dalle scelte del consumatore, ma vale la pena per i protagonisti del mercato e per i responsabili delle strategie di marketing farsi trovare pronti, prima possibile, su almeno due o tre delle tecnologie emergenti.

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L’importanza del (buon) brand storytelling

Raccontare la storia di un’avventura imprenditoriale, fare cioè storytelling di un brand, è più difficile di quanto sembri. Ci vogliono professionalità e strumenti adeguati. Ma soprattutto è necessaria la storia. O meglio è necessario farla affiorare e saperla offrire a chi legge.

Non è così scontato pensare alla propria attività e individuarne di primo acchito gli aspetti più coinvolgenti per il proprio pubblico. Si può rimanere bloccati a chiedersi…ma in fondo qual è la storia della mia azienda? Che cosa d’interessante ho da raccontare? Ma riflettendo poi si trova sempre uno spunto, una situazione, che valga la pena di condividere e capace di dare il senso del proprio percorso di business.

Lo storytelling, d’altra parte, è diventato uno degli strumenti imprescindibili nel marketing. E se ne parla al punto che rischia l’inflazionamento e la perdita di significato. Ma resta, comunque lo si voglia chiamare o intendere, uno dei modi più efficaci per stabilire un rapporto stretto con la propria audience.

In tanti lo hanno capito. Molti brand già lo fanno, alcuni bene, altri meno. E le ricerche di marketing confermano che fa la differenza, perché la gente si appassiona alle storie. Le persone si connettono attraverso racconti e narrazioni. Avviene da sempre.

Se due aziende presentano prodotti e dati ugualmente interessanti e convincenti, su quale cadrà la scelta? Probabilmente su quella che si racconta meglio, che fa leva sul nostro istinto, la nostra “mente primordiale”, che è la parte di noi da cui nascono simpatie o antipatie profonde. Qualcuno direbbe la ‘pancia’. Ecco le storie parlano alla ‘pancia’, o, se ci riescono, all’anima degli individui.

A supporto di ciò. Il neuro-economista Paul Zak aggiunge che quando ci imbattiamo nelle storie, i nostri livelli di cortisolo e ossitocina aumentano. Il cortisolo ci rende più attenti e l’ossitocina ci rende più simpatici/empatici. In definitiva, dunque, se si vuole aumentare l’attenzione intorno al proprio business e si ambisce ad entrare in sintonia con clienti e prospect, è necessario saper raccontare storie coinvolgenti.

Ma cosa rende un racconto avvincente? Da sempre il buon giornalista si affida alle cinque “W”: What, Who, When, Where, Why. Ma se queste restano un’ottima bussola per i reporter, non sempre aiutano il brand journalist. A questi è richiesto uno sforzo d’immaginazione, la costruzione di un ‘ponte’ fatto di parole (e non solo…) che raggiunga la mente ‘primordiale’ del pubblico di riferimento.

E nel porre la prima pietra di questo collegamento ideale, fondamentale è ovviamente il contributo di chi conosce l’impresa nel profondo, al quale si richiede un processo approfondito e sistematico di riflessione su eventi, situazioni, spunti, episodi significativi da cui partire per cominciare a costruire la struttura narrativa.

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