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Content Marketing: indagine del CMI tra le aziende Usa

Una recente ricerca del Content Marketing Institute (CMI) condotta tra diverse aziende Usa ha fatto emergere molti dati interessanti, restituendo una grande varietà di atteggiamenti, preferenze, errori e incertezze dei responsabili delle strategie di content marketing, offrendo al contempo una panoramica sui principali trend.

Strategia

Sorprendentemente, solo poco più di un terzo degli intervistati ha detto di aver avuto una strategia di content marketing ben definita sin dal principio delle campagne portate avanti di recente. L’indagine ha inoltre mostrato che solo il 35% ha documentato passo passo la propria strategia di content marketing, mentre un altro 39% ha dichiarato di basare le proprie azioni su un piano prestabilito, ma di non documentare i singoli step.

Quando si tratta di qualcosa di così complicato come una campagna di marketing, soprattutto se si opera nel B2B, dove tutti sono a conoscenze delle ultime tendenze, è necessario disporre di buone idee, strategia ben concepita e anche documentata. Altrimenti, è come non averne affatto. Nonostante ciò, un non trascurabile 17% ha affermato di non aver avuto alcun disegno preordinato nelle diverse campagne avviate.

La morale della storia è che c’è bisogno di avere un piano di marketing dei contenuti ed è necessario che sia chiaramente definito e documentato, altrimenti c’è il rischio di non sapere quali misure adottare per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Misurabilità

Come si fa a sapere se una campagna funziona se non si dispone di obiettivi misurabili? E come si misura un obiettivo? Si tratta di domande che molti marketers si pongono, a quanto pare.

L’indagine ha rilevato che solo il 29% è certo che una determinata campagna abbia avuto successo. Gli altri intervistati o non ne sono sicuri o non sanno come misurare il successo.

E’ fondamentale innanzitutto avere un obiettivo chiaramente definito prima di iniziare con i contenuti. Ottenere più vendite? O più contatti? Una volta stabilito, si può capire anche come misurare i risultati. Le vendite sono facili da misurare, ad esempio. Se c’è un aumento però, c’è bisogno di essere precisi e specificare rispetto a quale periodo. Il mese o l’anno scorso?

Un obiettivo come una maggiore visibilità, però, può essere un po’ più complicato da misurare, ma si possono analizzare alcune metriche, come numero visitatori del sito, seguaci sui social media, o gli iscritti alla newsletter.

Collaborazione

Altro aspetto fondamentale è quello della collaborazione tra tutti i soggetti aziendali interessati al marketing. Non si sa mai da dove possa arrivare una grande idea. Eppure dalla rilevazione è venuto fuori che gli incontri in azienda sono rari e quasi mai riguardano tante persone.

Poco più di un terzo dei responsabili dell’area marketing ha incontrato almeno una volta alla settimana i propri colleghi per discutere la strategia. E’ significativo che coloro che hanno risposto di aver avuto riunioni frequenti, hanno anche affermato di aver hanno trovato gli incontri molto preziosi ed efficaci.

Considerazioni di bilancio

I brand stanno spendendo di più per il content marketing. L’indagine ha mostrato che circa il 25% del budget complessivo di marketing va sui contenuti, rispetto al 23% dello scorso anno. E le previsione sono di una spesa in aumento anche in futuro: il 47% ha affermato che il budget a disposizione aumenterà.

In realtà, se la strategia è giusta e la campagna è ben fatta, la spesa può quasi essere considerata un risparmio: si spende per veder crescere le vendite.

Il content marketing continuerà dunque ad essere importante per le aziende B2B come per quelle B2C. L’importante è lavorare sulla creazione di azioni programmate, efficaci, documentate e misurabili.

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eCommerce Forum: appuntamento il 18 e 19 maggio a Milano

L’ecommerce guida della digital transformation italiana: questo il tema centrale dell’XI edizione dell’eCommerce Forum in programma Milano dal 18 al 19 maggio. Eh sì, questa è la prima novità: quest’anno l’evento raddoppia e diventa una due giorni.

Si tratta della manifestazione più significativa a livello nazionale per il mondo del commercio elettronico. E questo è già un buon motivo per non mancare. Presso la sede prescelta, MiCo Milano Congressi, sarà possibile incontrare più di 6.000 protagonisti dell’innovazione e del digitale in Italia e oltre 100 sponsor e espositori con le migliori soluzioni per costruire e migliorare un e-commerce, digitalizzare e internazionalizzare un’impresa.

Ricco il programma delle conferenze plenarie che si occuperanno di scenari, mercato e regole. Non mancheranno le sessioni di approfondimento su diversi temi: dalla logistica al payment, dal marketing al customer care, dal mobile alle piattaforme.

Promosso da Netcomm (Consorzio del Commercio Elettronico Italiano), il forum permette di approfondire le dinamiche dell’intera filiera dello shopping online, offrendo ricchi spunti grazie al coinvolgimento di ospiti e speaker di rilievo internazionale. E poi rappresenta una grande occasione di networking e aggregazione per tutte le professionalità coinvolte: con la novità delle due giornate, più tempo, più contenuti, più possibilità di approfondimento.

Da segnalare a tal proposito una grande opportunità per gli iscritti: attraverso la piattaforma di business matching iiMERGE sarà possibile organizzare incontri mirati one to one di 30 minunti con gli altri partecipanti e conoscere nuovi business partner e clienti.

Per avere

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Mondadori primo editore digitale italiano: acquisita Banzai Media Holding

Dopo RCS Libri, ecco Banzai. Non si ferma lo ‘shopping’ strategico di Mondadori. Con l’acquisizione di Banzai Media Holding, la divisione vertical content di Banzai Spa, che segue di un paio di anni quella della piattaforma mondiale di social reading aNobii, Mondadori, il più grande gruppo editoriale italiano, diventa il primo anche in ambito digitale.

Nell’operazione sono inclusi web magazines verticali dedicati alle donne e alla cucina, per un valore di mercato di 45 milioni di euro. Pianeta Donna e Giallo Zafferano sono solo i nomi più noti, che porteranno in dote al Gruppo di Segrate 8.9 milioni di nuovi utenti.

Dopo questa acquisizione, gli equilibri del mercato dell’editoria digitale italiana cambiano completamente. Questo è il dato più significativo. Vedremo quali novità arriveranno con i nuovi rapporti di forza.

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AMP Project: Google accelera l’apertura delle pagine su mobile

Il mobile è sempre più utilizzato per navigare sul web. E su di esso si concentrano i maggiori sforzi d’innovazione delle grandi aziende. Così Google ha avviato ufficialmente il progetto open source AMP (Accelerated Mobile Pages).

L’obiettivo è quello di velocizzare l’apertura delle pagine sui dispositivi mobili, in modo da migliorare l’esperienza utente e risolvere uno dei problemi più sentiti, la lentezza di caricamento appunto dei contenuti informativi.

Il perché della necessità di intervenire in tal senso è ben sintetizzato in un’affermazione di David Besbris, capo degli ingegneri di Google: “Ogni volta che un articolo ci mette troppo tempo per raggiungere un lettore, quel lettore è perso”.

Il funzionamento di AMP è intuitivo: le pagine si caricano quasi istantaneamente, ben 4 volte più velocemente rispetto a quello cui siamo abituati, perché sono semplificate: contengono un particolare codice e sono prive di tutti i javascript che sottostanno alle animazioni, agli effetti, alle funzioni meta testo/video/contenuto, utilizzando fino a 10 volte meno dati. Ciò è però valido solo per i contenuti, come gli articoli e le news in generale, non quindi per le pagine istituzionali di un sito aziendale (qui AMP non aiuta).

Per vedere come funziona, basta effettuare una ricerca di news sul motore di ricerca, nei risultati Google farà apparire anche una serie di contenuti sviluppati in AMP. Come s’intuisce, dunque, il focus è sempre sui contenuti, sulle informazioni che offrono intrattenimento e servizio: per l’aziende un’ulteriore conferma, se ve ne fosse ancora bisogno, dell’importanza del content marketing, in tutte le sue forme.

 

 

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Ecommerce: convegno alla Camera per parlare di regole e prospettive

Ecommerce tra regole e crescita: un’opportunità per lo sviluppo del digitale nel nostro Paese. Se ne parlerà il prossimo 28 aprile,  dalle 15.00 alle 19.00, nella sala Aldo Moro della Camera dei Deputati.

L’iniziativa è di Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, e dell’Intergruppo parlamentare Innovazione.

L’ecommerce sta affermandosi sempre più, e il digitale è considerato fondamentale per la rivitalizzazione dell’economia del Paese e per l’efficace promozione e diffusione del Made in Italy nel mondo. L’ostacolo maggiore a un’esplosione definitiva, però, è talvolta rappresentato proprio dalle normative imposte dal Legislatore che rischiano di non essere al passo con le necessità e delle imprese del settore, frenando la crescita dell’Italia e penalizzandola rispetto ad altri Paesi. Il convegno può essere l’occasione per questi due mondi di confrontarsi, capirsi e trovare le giuste soluzione nell’interesse dell’economia e del benessere nazionale.

Il programma del convegno di Montecitorio prevede diversi incontri e dibattiti a cui parteciperanno gli stakeholder e i protagonisti del commercio elettronico made in Italy, accanto ai politici che si occupano più da vicino d’innovazione digitale. Da segnalare i temi delle due tavole rotonde: “Il Digitale per la promozione del Made in Italy” e “Quali regole per uno sviluppo competitivo del digitale italiano“.

Un’occasione davvero importante, voluta fortemente da Consorzio Netcomm, per creare un momento di confronto tra attori del mercato e istituzioni.

 

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Un premio dedicato al brand storytelling

C’è tempo fino al 30 aprile per iscriversi al Brand Storytelling Awards 2016, la prima competizione organizzata in Italia per premiare la capacità di utilizzare lo storytelling da parte delle aziende nelle loro attività di comunicazione del marchio.
La gara è aperta a brand, agenzie di comunicazione e case di produzione che si siano distinte per aver realizzato progetti o campagne di branding nelle quali sia stato dato ampio spazio allo strumento dello storytelling.
Le iniziative ammesse a partecipare devono essere state realizzate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2015. Le aziende potranno scegliere di competere in una o più delle seguenti categorie:

  1. Product Branding
  2. Corporate Branding
  3. Employer Branding
  4. Marketing Territoriale

Dopo una prima valutazione, la giuria indicherà le nominations che saranno poi presentate nel corso della 4° edizione del Corporate Storytelling Forum che si terrà all’Università IULM il 17 ottobre 2016 al termine del quale saranno decretati i vincitori e consegnati i Brand Storytelling Awards.

Per maggiori informazioni su come aderire si può visitare la pagina dedicata al contest.

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Volantinaggio semplice, tracciabile e senza confini con Flyergenius

Rivitalizzare e aggiornare uno degli strumenti classici del marketing offline, il volantino, sfruttando le enormi potenzialità del web. E’ stata quest’intuizione a spingere il sardo Roberto Massa, esperto di business administration col pallino dell’innovazione, a fondare la startup Flyergenius.

E’ lui stesso a raccontarci la genesi del progetto, che ha preso forma e sostanza in un non meglio precisato giorno del 2015: “Una sera, rincasando, ho visto i volantini della pubblicità in cassetta, come tante volte prima. Ma, in quella occasione, guardandoli mi è venuta l’idea. Ho fatto una ricerca in rete e in mezz’ora ho deciso di provare. Il giorno stesso ho realizzato una bozza del sito e, dopo alcuni mesi di sviluppo tecnologico e messa a punto di una strategia di go-to market, abbiamo lanciato la startup”.

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere le campagne di marketing offline semplici e tracciabili come quelle online. Flyergenius, in effetti, ha sviluppato un servizio web che risolve ad aziende e professionisti il problema della stampa e della distribuzione di flyers ovunque nel mondo: è possibile organizzare un’azione di volantinaggio a New York – per dirne una -, anche in un luogo molto specifico (una fiera, ad esempio), in cui si sa o si suppone di trovare il proprio target, standosene comodamente seduti nel proprio ufficio, chessò, a Milano. Sono sufficienti un computer e una connessione. E questo vale per qualsiasi altro posto del globo.

Si tratta, in sostanza, di una soluzione che rende accessibili – anche economicamente – le campagne di marketing offline internazionali semplificandone il processo, rendendolo misurabile e tracciabile,  integrandosi al contempo perfettamente con qualsiasi campagna di marketing online. A tal proposito, Massa sottolinea: “Flyergenius non vuole mettersi in competizione con il marketing online ma vuole offrire un servizio da affiancare ad esso. Il volantinaggio può rivelarsi molto efficace se si conosce bene il proprio target e si sa dove indirizzare la propria campagna. Inoltre, tutto il mondo del marketing offline è ancora gestito con metodologie tradizionali che possono essere rese più efficienti e performanti con il digitale”.

Il funzionamento è molto semplice: l’utente, dopo essersi registrato sul sito, seleziona su una mappa operativa mondiale i luoghi dove vuole distribuire i suoi volantini, sceglie il tipo di carta per la stampa e fa l’upload
del flyer digitale. Dopodiché, seleziona la modalità di distribuzione, che può avvenire direttamente nelle mani dei passanti, nella cassetta delle lettere o nei negozi. E il gioco è fatto.

Flyergenius si occupa, insomma, sia della stampa che della distribuzione e offre sempre riscontri certi dell’avvenuta realizzazione della campagna. L’utente, da parte sua, può inserire nel volantino digitale QR code, codici promo, promo-url, coupon e simili, per monitorare l’efficacia della campagna e migliorarla nel tempo.

Attraverso questo servizio innovativo, ogni professionista locale o azienda può farsi conoscere in giro per il mondo in modo semplice e con un budget limitato, gestendo una campagna di marketing offline esattamente come se fosse online. Alla luce di questo e di quanto detto sin qui, appare particolarmente azzeccato anche il nome della neonata azienda, la cui spiegazione è nelle parole conclusive del founder: “Flyergenius nasce dall’unione di ‘genius’, il genio della lampada che compare per esaudire i tuoi desideri, e ‘flyer’, lo strumento per eccellenza del marketing tradizionale, che vogliamo svecchiare, mettere al passo con i tempi e rendere accessibile a tutti”.

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Perché è importante il digital marketing per le aziende

Una strategia di digital marketing di un brand è volta a generare traffico sul sito web aziendale, che è a sua volta uno strumento di marketing. L’obiettivo è quello di mettere in campo una serie di azioni coordinate in grado di trasformare i visitatori in clienti che acquistano prodotti o prendono informazioni di contatto per perfezionare l’acquisto in seguito. Insomma, è l’utente che diventa acquirente.

Sono diverse le attività da prevedere in una strategia organica di digital marketing:

  • Ricerche di mercato
  • Branding
  • Infrastrutture (siti web, profili social)
  • Search engine optimization (SEO)
  • Creazione di contenuti
  • Social media marketing
  • Digital advertising
  • eMail marketing
  • Report e analisi dei risultati

Per un’azienda è così importante utilizzare questi strumenti di web marketing? I clienti e i potenziali clienti sono online. Questo è il motivo fondamentale che dovrebbe spingere a sfruttare appieno le enormi potenzialità promozionali del web. Tutte le ricerche la dicono lunga in proposito. Se già per i meno giovani i numeri sono importanti (2 adulti su 3 navigano su internet ogni giorno – dati OCSE), per i nativi digitali, siamo vicini al 100%. Ciò vuol dire un target di potenziali clienti, presenti e futuri, praticamente sterminato.

In questo contesto, gli imprenditori sono praticamente obbligati a proporsi ai consumatori unendo alle azioni di marketing offline (tradizionali) quelle online, che producono risultati anche superiori alle prime. E’ più facile a dirsi che a farsi per chi è a digiuno di web e nuove tecnologie, ma un investimento sulle giuste professionalità sarà ampiamente ripagato.

La questione non è più se avere o meno una strategia di digital marketing, ma solo quale sarà la migliore per lo specifico business.

 

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Piccoli accorgimenti per fare del buon social media marketing

Fare un buon lavoro sui social network può portare diversi vantaggi ad un brand: clienti più fedeli e nuovi clienti, marchio visibile e riconoscibile e altro ancora. Più affari, in definitiva. Ma tutto ciò richiede impegno e conoscenze. Non c’è nulla di scontato o garantito con il social media marketing, ma con qualche accorgimento è più facile ottenere risultati.

1. Bisogna essere tempisti e tempestivi

Programmare i tweet, gli aggiornamenti di stato e i lanci di post del blog aziendale su Facebook, oppure una bella foto su Instagram al momento giusto è fondamentale. Sarebbe opportuno ‘catturare’ il proprio pubblico non solo mentre sta controllando di fretta i messaggi e le news feed, ma quando potrebbe avere qualche minuto per cliccare su un link e approfondire un contenuto.

Come sapere quando? Dipende molto dal target, ovviamente. Secondo alcuni studi, ​​il momento migliore per raggiungere la platea di professionisti e manager tende ad essere racchiuso in una “finestra di micro-opportunità“, che si apre generalmente prima o dopo la pausa pranzo, quando si crea qualche tempo morto da dedicare a leggere e sbirciare sui social.

La fine della giornata è un altro buon momento per postare. Pare che sulla via del ritorno dal lavoro a casa salga molto l’attenzione su quanto scorre sulle pagine dei social. E anche sfruttare il fine settimane per postare i propri messaggi pare porti buoni risultati.

Un rapporto di Buddy Media ha riscontrato questo fenomeno su Facebook. I tassi di interazione sui brand erano il 14,5 per cento in più durante il fine settimana rispetto ai giorni feriali. La relazione raccomanda inoltre l’intervallo 08:00-07:00 del mattino, quando l’interazione è del 14 per cento superiore rispetto al resto della giornata. La ragione è semplice: il pubblico va coinvolto durante i tempi di inattività.

Non avete voglia di lavorare nei fine settimana o a fine giornata? Niente paura, ci sono diversi strumenti in grado di raccogliere le vostre idee e organizzare la pubblicazione in un momento successivo.

2. L’importanza delle call-to-action

Se si desidera entrare in contatto con i clienti sui social media, si deve puntare sugli inviti all’azione, anche se bisogna farlo nella maniera più discreta possibile.

Su Facebook, ad esempio, i post che contengono domande generano tassi di commento del 92 per cento superiore rispetto a quelli senza interrogativi, sempre secondo il rapporto Buddy Media. Domandare alla fine del testo è meglio che farlo all’inizio.

Pubblicare una foto, seppur fresca o divertente, non basta. Per aumentare i tassi di interazione, servono le didascalie o qualche giochetto tipo l’invito a “riempire il vuoto”, una tattica che porta a un numero di commenti quattro volte superiore.

Twitter ha esaminato circa 20.000 tweet promozionali random e ha trovato quattro modi efficaci per le imprese per coinvolgere il proprio pubblico. Inserire un link e chiedere agli utenti di scaricare qualcosa ha attirato una media del 13 per cento in più di click, ad esempio. Altra raccomandazione alle aziende è quella di chiedere ai loro seguaci retweet dei messaggi. Oppure invitare le persone a seguire il marchio, offrendo loro un motivo valido per farlo, come ad esempio omaggi o accesso al dietro le quinte aziendale.

3. Utilizzare spesso immagini 

Le ricerche dimostrano che le immagini attirano di più dei video e molto di più dei testi. L’avvertenza è di fare parecchio ricorso a immagini auto-esplicative, come infografiche e grafici, che attirano molti più commenti e ‘mi piace’ rispetto alle immagini che necessitano di spiegazione.

Tutto sommato, il social media marketing può aiutare molto ad attirare e fidelizzare clientela, l’importante è non pensare che ciò possa accadere per il solo fatto di avere un profilo social. C’è bisogno di tanta costanza, approfondite analisi del target e strategie mirate.

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L’importanza del (buon) brand storytelling

Raccontare la storia di un’avventura imprenditoriale, fare cioè storytelling di un brand, è più difficile di quanto sembri. Ci vogliono professionalità e strumenti adeguati. Ma soprattutto è necessaria la storia. O meglio è necessario farla affiorare e saperla offrire a chi legge.

Non è così scontato pensare alla propria attività e individuarne di primo acchito gli aspetti più coinvolgenti per il proprio pubblico. Si può rimanere bloccati a chiedersi…ma in fondo qual è la storia della mia azienda? Che cosa d’interessante ho da raccontare? Ma riflettendo poi si trova sempre uno spunto, una situazione, che valga la pena di condividere e capace di dare il senso del proprio percorso di business.

Lo storytelling, d’altra parte, è diventato uno degli strumenti imprescindibili nel marketing. E se ne parla al punto che rischia l’inflazionamento e la perdita di significato. Ma resta, comunque lo si voglia chiamare o intendere, uno dei modi più efficaci per stabilire un rapporto stretto con la propria audience.

In tanti lo hanno capito. Molti brand già lo fanno, alcuni bene, altri meno. E le ricerche di marketing confermano che fa la differenza, perché la gente si appassiona alle storie. Le persone si connettono attraverso racconti e narrazioni. Avviene da sempre.

Se due aziende presentano prodotti e dati ugualmente interessanti e convincenti, su quale cadrà la scelta? Probabilmente su quella che si racconta meglio, che fa leva sul nostro istinto, la nostra “mente primordiale”, che è la parte di noi da cui nascono simpatie o antipatie profonde. Qualcuno direbbe la ‘pancia’. Ecco le storie parlano alla ‘pancia’, o, se ci riescono, all’anima degli individui.

A supporto di ciò. Il neuro-economista Paul Zak aggiunge che quando ci imbattiamo nelle storie, i nostri livelli di cortisolo e ossitocina aumentano. Il cortisolo ci rende più attenti e l’ossitocina ci rende più simpatici/empatici. In definitiva, dunque, se si vuole aumentare l’attenzione intorno al proprio business e si ambisce ad entrare in sintonia con clienti e prospect, è necessario saper raccontare storie coinvolgenti.

Ma cosa rende un racconto avvincente? Da sempre il buon giornalista si affida alle cinque “W”: What, Who, When, Where, Why. Ma se queste restano un’ottima bussola per i reporter, non sempre aiutano il brand journalist. A questi è richiesto uno sforzo d’immaginazione, la costruzione di un ‘ponte’ fatto di parole (e non solo…) che raggiunga la mente ‘primordiale’ del pubblico di riferimento.

E nel porre la prima pietra di questo collegamento ideale, fondamentale è ovviamente il contributo di chi conosce l’impresa nel profondo, al quale si richiede un processo approfondito e sistematico di riflessione su eventi, situazioni, spunti, episodi significativi da cui partire per cominciare a costruire la struttura narrativa.

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